Collocata in uno degli angoli più remoti di Villa Ricucci, l’opera dell’artista statunitense Roni Horn si concretizza in un gesto scultoreo in vetro di forma circolare, posato senza mediazioni sul pavimento ricoperto di terra. Roni Horn non è interessato alla materia in quanto tale, ciò che gli interessa è l’incontro che può crearsi tra quest’ultima e lo spettatore, che lo porta a interrogarsi sull’identità e sulla mutevole percezione che abbiamo di essa. Illuminata esclusivamente dalla luce naturale che filtra da una finestra a nord-est, la scultura si trasforma – divenendo talvolta bianca, talvolta di un tenue blu – con il trascorrere della giornata. Il contrasto tra la trasparenza del materiale e il suo enigmatico peso visivo, che la fa apparire come una luna misteriosamente atterrata tra le mura della villa, amplifica il carattere poetico dell’intervento, trasformando la luce del Chianti in materia viva.
Untitled (“One can recognize a great cold [in Yakutsk] she explains to me, by the bright, shining mist that hangs in the air. When a person walks, a corridor forms in this mist. The corridor has the shape of that person’s silhouette. The person passes, but the corridor remains impossible in the mist.”)