Al terzo piano della Villa di Celle, Spoldi trasforma una stanza cubica in una sorta di camera dei giochi, dove dispone sulle pareti, come in un collage tridimensionale, una serie di elementi tra cui sagome dipinte e ritagliate, cartelli e oggetti pittorici. L’ambiente assume la forma di un teatrino a dimensioni umane, ispirato alla favola Il barone rampante di Italo Calvino, di cui una parte del testo è riportata su una tavola dipinta, appesa accanto alle sagome di un banco scolastico e di una figura femminile. Altre sagome di banchi e burattini umani sono applicate alle pareti, talvolta attraversate da fili che sembrano aver perso la loro funzione, ma che mantengono un senso di sospensione e leggerezza. Nel 1989 Spoldi arricchisce l’opera inserendo al centro della stanza una scultura: una ruota di bicicletta nera e rossa che funge da filtro visivo tra lo spettatore e le sagome in scena, rafforzando il dialogo tra realtà e finzione.
Commedia pittorica