Il testacoda. La coda dell’Arte Povera

Il testacoda. La coda dell’Arte Povera, 1980, ferro, stracci, legno e tele, Fattoria di Celle-Collezione Gori, Santomato (Pistoia) - Courtesy © Fattoria di Celle-Collezione Gori

L’opera Il testacoda. La coda dell’Arte Povera è un’installazione di Michelangelo Pistoletto esposta all’ultimo piano della Villa di Celle, sviluppata a partire da una versione precedente presentata nel 1980 in uno spazio identico per dimensioni e tipologia architettonica. La rara coincidenza fra i due ambienti fu decisiva per convincere Giuliano Gori a includerla nella sua collezione, costituita esclusivamente da opere site-specific.
L’installazione è realizzata interamente con materiali di recupero – vestiti, vecchie tele, attrezzi da lavoro – assemblati a comporre quattro elementi principali collocati in diverse posizioni.
Dal corridoio si scorge una ringhiera, probabilmente parte di una mangiatoia, appesa al muro e inclinata in avanti. Di fronte a essa si trova una sfera, formata da vecchie tele spezzate e appallottolate, sormontata da una falce. Accanto, un “ariete”: un oggetto ibrido e difficilmente identificabile, composto da un braccio in legno con una “dentatura” in ferro – forse proveniente da un vecchio cancello. Infine, una “coda” realizzata con stracci colorati culmina in una sorta di cresta metallica, che si innesta su un rastrello e sembra generare una “testa”.
L’allusione animalesca a “testa” e “coda” ricorre più volte, ma è forse quest’ultimo elemento a incarnare meglio il gioco di parole che rimanda, ironicamente, anche all’Arte Povera.