Partendo dalle parole di Martin Heidegger, secondo il quale l’essenza del vaso non è l’argilla ma il vuoto che esso modella e che raccoglie il mondo, Jean Daviot realizza Mouth of the World un’installazione scultorea e sonora costituita da giare “parlanti” e riflettenti echi e rumori primordiali. Il grande vaso in terracotta è un dispositivo da riempire e vivere, è uno spazio vuoto, costituito da cuscini che invita il visitatore a ritirarsi cullato come in un grembo materno. Si tratta di una riflessione poetica sull’esistenza: vivere significa svuotare e riempire, passare da uno spazio all’altro e proiettarsi oltre il tempo.
Mouth of the World