L’opera trasforma un piccolo smottamento del giardino della Tenuta dello Scompiglio in un’opera permanente di riflessione sul tempo geologico e l’instabilità della natura. Pietre in bronzo sostituiscono rocce reali, creando un dialogo tra il materiale nobile e il paesaggio in continuo mutamento, dove la forma scultorea convive con la precarietà intrinseca del luogo. L’intervento invita a percepire l’ecosistema nella sua totalità e a confrontarsi con l’inevitabile transitorietà di ciò che l’uomo produce, trasformando l’osservazione in esperienza contemplativa e partecipata.
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