Enfiteusi I, Enfiteusi II

Enfiteusi I, 1987, corten e specchi, Fattoria di Celle-Collezione Gori, Santomato (Pistoia) - Courtesy © Fattoria di Celle-Collezione Gori

Per descrivere i suoi interventi presso Fattoria di Celle, Castellani usa il termine Enfiteusi, un termine di derivazione greco-romana usato per indicare il diritto di godimento e uso del terreno altrui, una possibilità sancita dal diritto romano ma ancora in vigore oggi. L’artista, o in questo caso l’enfiteuta, invitato a lavorare tra Fattoria e Parco di proprietà Gori, realizza due interventi indissolubilmente legati fra loro, due ragionamenti sullo spazio che sono uno replica ed evoluzione dell’altro.
Castellani parte ragionando su una stanza della Fattoria, Enfiteusi I. Qui incastra due specchi triangolari in due angoli opposti della camera, coprendoli poi con acciaio corten, utilizzato per coprire angoli, lati e parte del soffitto, permettendo ad una trave di uscire dal corridoio. In Enfiteusi II, l’artista replica lo stesso schema con uguali dimensioni ed elementi della camera, tuttavia all’aperto. L’idea è infatti quella di mettere in discussione la percezione degli oggetti privati del loro spazio di riferimento. All’esterno, infatti, si trovano le medesime strutture triangolari in acciaio corten, questa volta senza specchi ma coperti da lastre piegate in acciaio inox, sopra le quali vengono incise immagini del pavimento o delle travi del soffitto della camera.