L’opera di Daniel Buren si inserisce nel paesaggio di Ama come un’architettura dello sguardo che unisce occultamento e rivelazione. Una parete lunga venticinque metri e alta due, alterna superfici specchianti e aperture quadrate, incorniciando frammenti di paesaggio. L’artista riformula così, in chiave tridimensionale e site-specific, la tradizione della pittura di paesaggio e della “finestra sul mondo” rinascimentale: là dove però la finestra apriva al mondo, l’opera di Buren chiude lo sguardo al di là del muro. Il visitatore, interfacciandosi con l’installazione, sperimenta un continuo passaggio tra visione diretta e mediata, in un gioco di sottrazioni e rivelazioni, diventando lui stesso parte integrante dell’opera.
Sulle vigne: punti di vista