L’artista definisce il suo modus operandi come un atto di metarazionalità, dove il prefisso meta indica un andare oltre. Come nella sua ricerca artistica complessiva, anche in questa scultura tutto ruota attorno al dialogo tra razionalità – geometrica e ordinata – e la sua rottura dinamica: una scomposizione cinetica, lirica e lineare, che attraversa sia la pittura che la scultura. Questa sfera in acciaio – esposta alla 54° Biennale di Venezia (2011) – è colta nell’atto di disgregazione geometrica: nella parte superiore un solco – forse provocato da due frecce triangolari verde e rossa – incide la superficie liscia, scomponendola in forme rettangolari irregolari.
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