Senza titolo

Senza titolo, 1989, carta, colori, stoffa, legno e bronzo, Fattoria di Celle, Santomato (PI) - Courtesy © Fattoria di Celle

Dmitri Prigov viene invitato a Celle nel 1988 in occasione di Mosca Terza Roma, mostra temporanea promossa da Giuliano Gori che riuniva, oltre a Prigov, alcuni tra i principali artisti underground moscoviti: Andreij Filippov, Georgij Litichevskij, Boris Orlov, Andreij Roiter, Vadim Zacharov e Konstantin Zvezdociotov. Per l’occasione, Prigov interviene con colore e inchiostro di penne Bic sulle pagine del principale quotidiano comunista, Pravda, presentando inoltre una lettura di sue poesie tradotte in italiano. L’anno successivo l’artista torna a Celle, dove realizza un’installazione che amplifica dimensioni, materiali e complessità del lavoro precedente, collocata all’interno di una stanza della Fattoria. Anche in questo caso Prigov lavora sulle pagine del Pravda, componendo un collage a schema libero lungo l’angolo di incontro tra due pareti. In contrasto, su un’altra parete elabora una composizione a ritmo regolare, costituita da panneggi grigi che delimitano cinque piccole “cappelle”. A ciascuno di questi spazi sacri corrispondono cinque pagine di giornale incollate su pannelli di legno, ognuna recante una delle parole dei cinque stadi dell’uomo secondo Nietzsche — beast, infant, man, hero, sage — e cinque piccole icone in bronzo: figure ibride, a metà tra uomo e gallo, che piangono una lacrima rossa e stringono con le zampe un uovo patinato lucido. L’opera compone così una scena sospesa tra sacralità e ironia, tra mito e allegoria contemporanea.