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Ceretto Aziende Vitivinicole
Novacella (BZ)
L’Abbazia di Novacella è stata fondata nel 1142 d.C. dal vescovo Artmanno di Bressanone ed è nata grazie alla donazione di vigneti e masi da parte dei Burgravi di Sabiona, che sostenevano l’attività monastica dei Canonici Regolari di Sant’Agostino – custodi da oltre novecento anni della bellezza e delle attività del luogo. L’origine dell’Abbazia è quindi profondamente legata alla produzione vitivinicola, non solo un’attività economica, ma un elemento fondativo della vita monastica vista la centralità del vino nei riti liturgici.
Situata nei pressi di Bressanone, a Novacella (frazione di Varna), l’Abbazia produce oggi all’incirca un milione di bottiglie l’anno, affiancate poi da prodotti alimentari, bevande e cosmetici. Negli anni Novanta ha inoltre acquisito territori nell’Oltradige, riaffermando la propria qualità vinicola che spazia dai bianchi – provenienti da vitigni coltivati tra i seicento e novecento metri sul livello del mare – ai rossi, prodotti in quantità minore a quote più basse. L’Abbazia è una delle istituzioni monastiche più attive del territorio alpino, non solo per la produzione di prodotti enogastronomici, ma soprattutto per la sua offerta culturale che la identifica e che si diffonde in attività tra arte contemporanea e territorio.
L’Abbazia di Novacella è stata fondata nel 1142 d.C. dal vescovo Artmanno di Bressanone ed è nata grazie alla donazione di vigneti e masi da parte dei Burgravi di Sabiona, che sostenevano l’attività monastica dei Canonici Regolari di Sant’Agostino – custodi da oltre novecento anni della bellezza e delle attività del luogo. L’origine dell’Abbazia è quindi profondamente legata alla produzione vitivinicola, non solo un’attività economica, ma un elemento fondativo della vita monastica vista la centralità del vino nei riti liturgici.
Situata nei pressi di Bressanone, a Novacella (frazione di Varna), l’Abbazia produce oggi all’incirca un milione di bottiglie l’anno, affiancate poi da prodotti alimentari, bevande e cosmetici. Negli anni Novanta ha inoltre acquisito territori nell’Oltradige, riaffermando la propria qualità vinicola che spazia dai bianchi – provenienti da vitigni coltivati tra i seicento e novecento metri sul livello del mare – ai rossi, prodotti in quantità minore a quote più basse.
L’Abbazia è una delle istituzioni monastiche più attive del territorio alpino, non solo per la produzione di prodotti enogastronomici, ma soprattutto per la sua offerta culturale che la identifica e che si diffonde in attività tra arte contemporanea e territorio.
Sin dal Medioevo, la vocazione educativa e culturale del monastero si è espressa attraverso la nascita di una biblioteca, di uno scriptorium e di una scuola, disposti attorno al coro liturgico della chiesa barocca. La tradizione si rinnova oggi in un articolato sistema di spazi architettonici grazie all’intervento dello studio MoDusArchitects, composto da Sandy Attia e Matteo Scagnol, che ha saputo rapportarsi con rispetto e delicatezza alle storiche strutture mediante interventi contemporanei calibrati tra esterno e interno.
L’ampliamento, costruito con materiali essenziali come cemento, acciaio, legno e rame, si pone come un gesto silenzioso che sembra proseguire il racconto del luogo, generando un percorso culturale che intreccia memoria e contemporaneità. Attorno al complesso storico – Chiesa, Coro, Castello e Biblioteca appartenenti all’originale complesso canonico – sono stati resi attivi per turisti e comunità il Museo Abbaziale, il Centro di Formazione e le nuove gallerie per l’arte contemporanea.
La collezione permanente del museo è costituita infatti sia dall’apparato storico delle strutture, così come del giardino, degli arredi, delle sale e delle decorazioni, sia dai manoscritti medievali e dai libri storici, dagli oggetti preziosi e dalle opere d’arte, che spaziano dai dipinti e dagli altari del tardogotico tirolese alla pittura Barocca.
Il programma prevede unità e scambio non solo con la storia dell’arte dei secoli passati, ma anche con i linguaggi artistici della contemporaneità.
Tra 2020 e 2021, l’artista austriaco Paul Renner, assistente degli azionisti viennesi Arnulf Rainer e Hermann Nitsch, ha soggiornato presso il monastero per cinque mesi, durante i quali ha prodotto una serie di lavori site-specific. Si tratta di lastre in acciaio lasciate ad ossidare e arrugginire nel giardino a contatto con la vegetazione, poi lavorate con disegni di repertorio ornamentale vegetale, sigillati con vernice di Dammar (una resina vegetale). I pannelli rivestono oggi la tromba delle scale del percorso museale, accompagnando i visitatori nel percorso espositivo. Parte del tour è anche la Sala espositiva di Dammar, che vede il secondo intervento dell’artista il quale, sfruttando sempre la resina e la foglia d’oro, ha creato un effetto minerale prezioso.
Dal 2021 gli interventi artistici sono continuati ma in modo temporaneo. La programmazione ha visto infatti succedersi moltissimi artisti/e coinvolti in mostre personali e collettive, accanto a esposizioni o eventi dal carattere folkloristico, in costante dialogo fra comunità e patrimonio culturale.
Nel 2024, sotto la curatela di Elisa Barrison, l’Abbazia di Novacella ha proposto Abitarsi, una mostra collettiva nella Sala del Molino, usata in passato per altri eventi o corsi di formazione, ma anche per esposizioni di artisti/e come Renner. Si trattava di una novità assoluta per il museo: l’inizio di percorso progressivo verso la contemporaneità. L’esposizione coinvolgeva sette giovani artisti/e altoatesini, invitati a lavorare sul tema dell’abitare e vivere lo spazio, in un parallelismo fra l’atelier e la vita monastica: Theresa Bader, Ingrid Hora, Insalata mista studio (Ada Keller e Matthias Pötz), Arianna Moroder, Barbara Tavella, Tobias Tavella e Paul Thuile.
Nel 2025, la direzione artistica è passata a Hartwig Thaler, che ha lavorato a diverse mostre personali, la prima è stata quella di Peter Burchia, seguita poi da Marku Gasser, Walter Dalfovo, Martina Tscherni e Helmut Nindl, fino alla mostra di Sylvia Barbolini che ha concluso il ciclo.
L’attività del monastero altoatesino continua inoltre con il supporto all’evento annuale Water Light Festival, una mostra diffusa organizzata a Bressanone dal 2018, con l’inclusione dell’Abbazia di Novacella dal 2022. Artisti/e sono invitati qui ad interagire con gli spazi della città e del monastero attraverso l’unione di luce e acqua. Nel 2022 gli interventi erano limitati a tre artisti/e: gli italiani Alessandro Lupi e Massimo Uberti, e il noto artista statunitense che lavora con il neon Keith Sonnier.
L’anno successivo, il 2023, la presenza è invece notevolmente più corposa, si ricorda su tutti l’artista François Morellet, esposto insieme alle opere di Philipp Artus, Gudrun Barenbrock, Benjamin Bergmann, Debaditya Bhowmik, Youngji Choi, Sam Durant, Nazanin Fakoor, Natalie Gebert, Angelika Höger, Groll – Berndt – Seltmann, Hofmeister – Mushtrieva – Savelyeva, Bon Kim, Sangbong Lee, Jimi Liu, Ken Matsubara, Maria Prosphora, Slava Romanov, Christine Sciulli, Fish Tank, Xenorama e Kui Xu.
Stessa numerosa presenza nel 2024, con artisti di fama mondiale come Anish Kapoor e Heinz Mack e opere di Laurence Bonvin, Martina Dal Brollo, Sara Förster, Dorra Hichri, Annika Hippler, Julian Hölscher, Brigitte Kowanz, Atelier Mejia Wälz, François Morellet, Jakub Nepraš, Charly Nijensohn, Corrie Francis Parks – Daniel Nuderscher, Juan Francisco Rodriguez, Jazmin Rojas Forero, Nicolás Rupcich, Keith Sonnier, Rosmarie Weinlich.
La restituzione dell’Abbazia al territorio avviene quindi su molteplici livelli. Dalla produzione vitivinicola all’offerta culturale, dalla tutela ambientale alla sostenibilità socio-economica in un costante impegno per la valorizzazione della memoria collettiva. La popolazione locale è infatti partecipe di diverse attività che consolidano il senso di appartenenza e che rendono il monastero una risorsa viva per il territorio.

Ceretto Aziende Vitivinicole

Fattoria di Celle / Collezione Gori

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