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Antinori Art Project – Marchesi Antinori
Gaiole in Chianti (SI)
L’azienda vinicola Castello di Ama è nata nel 1976, per iniziativa di quattro famiglie romane desiderose di ridare vita a un’antica tenuta vinicola situata a Gaiole in Chianti, nel cuore del Chianti Classico. Sin dalle origini, Castello di Ama ha perseguito l’eccellenza con coerenza e indipendenza, puntando su fedeltà al territorio, innovazione e sostenibilità. Il legame inscindibile tra l’azienda e il paesaggio culturale senese si riflette nell’immagine che da sempre campeggia sulle etichette dei vini: il cavaliere Guidoriccio da Fogliano, raffigurato nell’affresco di Simone Martini nella sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena, reinterpretato graficamente dal pittore ligure Gian Carozzi. Attualmente, Castello di Ama è una delle realtà più affermate del Chianti Classico e del panorama vinicolo italiano, con settantacinque ettari di vigneti, quaranta di oliveti e un team di oltre sessanta persone.
L’azienda vinicola Castello di Ama è nata nel 1976, per iniziativa di quattro famiglie romane desiderose di ridare vita a un’antica tenuta vinicola situata a Gaiole in Chianti, nel cuore del Chianti Classico. Sin dalle origini, Castello di Ama ha perseguito l’eccellenza con coerenza e indipendenza, puntando su fedeltà al territorio, innovazione e sostenibilità. Il legame inscindibile tra l’azienda e il paesaggio culturale senese si riflette nell’immagine che da sempre campeggia sulle etichette dei vini: il cavaliere Guidoriccio da Fogliano, raffigurato nell’affresco di Simone Martini nella sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena, reinterpretato graficamente dal pittore ligure Gian Carozzi. Attualmente, Castello di Ama è una delle realtà più affermate del Chianti Classico e del panorama vinicolo italiano, con settantacinque ettari di vigneti, quaranta di oliveti e un team di oltre sessanta persone.
L’intesa tra Lorenza Sebasti e Marco Pallanti, CEO la prima ed enologo il secondo, si è tradotta non solo nella qualità enologica dell’azienda, ma anche nell’impegno culturale, concretizzatosi nel 1999 con la nascita del progetto Castello di Ama per l’Arte Contemporanea. Si tratta di un progetto nato con il supporto di Galleria Continua (San Gimignano) e successivamente seguito dal curatore Philip Larratt-Smith, il cui obiettivo è quello di rinnovare in chiave contemporanea il mecenatismo, invitando artisti/e presso il Castello, cercando una nuova relazione con il luogo e reinterpretando gli spazi attraverso il linguaggio dell’arte. Da questa immersione nasce un processo creativo radicato nel contesto, che diventa fonte primaria di ispirazione: l’artista si lascia guidare dal genius loci, così come l’enologo si affida al terroir nella creazione del vino. Ogni intervento è pensato ed eseguito site-specific: il vino, il paesaggio e il tempo diventano parte integrante dell’opera d’arte.
Il primo intervento risale al 2000 ed è intitolato L’albero di Ama. Divisione e moltiplicazione dello specchio, un’opera di Michelangelo Pistoletto che, collocata in fondo a uno scalone, introduce alla cantina di Villa Pianigiani. L’anno successivo, Daniel Buren è intervenuto con Sulle vigne: punti di vista (2001), una parete specchiata lunga venticinque metri che incornicia il paesaggio circostante rielaborando la tradizione della “pittura di paesaggio”. Nel 2002, Giulio Paolini ha presentato Paradigma, un parallelepipedo realizzato con lastre di pietra serena in un’armatura di metallo: il suo intervento geometrico e frammentato riprende il rapporto tra forma, struttura e ritmo dell’architettura storica. Nel 2003, Kendell Geers ha realizzato Revolution Love, un neon rosso (di borgogna) montato nella cantina antistante le botti di invecchiamento: attraverso un gioco linguistico, l’installazione si lega simbolicamente alla rivoluzione e all’amore per il vino, la terra e tutti gli elementi naturali. Nel 2004 Anish Kapoor ha realizzato al centro della cappella di Villa Pianigiani Aima, uno squarcio di colore rosso nel pavimento, in cui lo spazio è parte integrante dell’opera ed evoca profondità e sacralità. Nel 2005 è stata presentata tra le barriques della cantina La lumière intérieur du corps humain (2000) dell’artista cinese Chen Zhen, una composizione simbolica di organi umani in cristallo divenuti pura luce. L’artista cubano Carlos Garaicoa ha firmato nel 2006 Yo no quiero ver más a mis vecinos, che ripropone, in formato ridotto, i grandi muri storici come quello di Berlino. Nel 2007 Nedko Solakov, con l’intervento intitolato Amadoodles, ha decorato le sale della villa con piccoli disegni e frasi ironiche, dando vita a un dialogo con il luogo, approfondendo la sua storia e il suo nuovo ruolo nell’ambito dell’arte contemporanea. Nel 2008 Cristina Iglesias ha creato nel mezzo del piccolo cortile Towards the Ground: l’opera è costituita da un’apertura nella pavimentazione attraverso cui si scorge, sul fondo, un rilievo raffigurante un intreccio ordinato di rami, che produce l’impressione di un accesso visivo alle profondità della terra. Nel 2009, Louise Bourgeois ha scolpito Topiary, una figura femminile in marmo rosa installata nella cantina settecentesca: una forma organica e ambigua catturata nella sua autonoma e indipendente metamorfosi.
Ad inaugurare il secondo decennio del progetto, nel 2010 è stato chiamato il duo russo Ilya & Emilia Kabakov con l’installazione The Observer: un cannocchiale collocato all’interno di un capanno che punta la finestra illuminata di una stanza al cui interno si vede una scena familiare di rimando rinascimentale con figure angeliche. Nel 2012, Pascale Marthine Tayou ha realizzato Le Chemin du bonheur, un percorso di macchie di colore lungo una via del borgo. Nel 2014 è stata la volta di Hiroshi Sugimoto con Confession of Zero nella cappella di Villa Ricucci: due coni in marmo e acciaio inossidabile sovrapposti e contrapposti, con le punte a contatto, che rappresentano un invito simbolico a riflettere sul mistero dell’esistenza. Nel 2016 Lee Ufan ha presentato Topos (Excavated) in un’antica cantina sotterranea: un pavimento dipinto che sembra riaffiorare in superficie come un ritrovamento archeologico. Nel 2017 Roni Horn mette in scena con Untitled (“One can recognize a great cold…”) un incontro senza mediazioni, una scultura di vetro di forma rotonda che interagisce fortemente con il luogo, installata in una stanza dimessa di Villa Ricucci. Nel 2019 Miroslaw Balka ha preso parte al progetto con Red Nerve, un intervento nel luogo più vivo del castello: nella cantina, un filo rosso verticale dal suolo sale verso la luce. Il 2020 è segnato dall’opera Per Ama di Jenny Holzer, un giardino a terrazzamenti dominato da elicriso (helichrysum) piantato in filari ordinati pausati da due grandi pietre con incisi testi poetici. Nel 2023 è intervenuto l’artista Giorgio Andreotta Calò con Tana: un ambiente ipogeo accessibile tramite uno stretto corridoio che si apre sul crinale di una collina, un ambiente che, di fatto, è una camera oscura sul cui pavimento scorrono in tempo reale i movimenti del cielo. L’ultimo intervento inaugurato a giugno 2025 intitolato Galaxia e realizzato dall’artista Bosco Sodi è collocato nell’antica cantina di Villa Pianigiani. L’installazione è composta da sei sfere in argilla la cui forma e collocazione evocano i pianeti e un’atmosfera sospesa.
Parallelamente al progetto artistico, nel 2010 Lorenza Sebasti ha avviato una collaborazione tra Ama e il creatore di fragranze Michele Marin. Nel 2019 per il lancio di Nomen Rosae Absolue, Sebasti ha avuto l’intuizione di intrecciare la storia del profumo con la ricerca artistica dell’artista emergente Chiara Bettazzi. Da qui è nato il primo intervento artistico site-specific temporaneo per Castello di Ama (maggio-dicembre 2019). L’artista pratese con Cabinet – parte integrante del progetto Wonder Objects avviato nel 2013 – ha allestito una wunderkammer all’interno di una stanza dimessa del Castello, utilizzando materiali reperiti sul luogo durante la sua residenza ad Ama.
Castello di Ama rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra viticoltura d’eccellenza, patrimonio paesaggistico e ricerca artistica contemporanea. Da oltre vent’anni si impegna in committenze site-specific creando una collezione permanente in evoluzione continua, capace di valorizzare la memoria storica del borgo e allo stesso tempo proiettarla verso una dimensione internazionale. Ogni intervento artistico arricchisce non solo l’identità dell’azienda, ma anche il tessuto culturale del territorio, trasformando Ama in un laboratorio artistico in continuo fermento. Un progetto che sceglie l’arte come linguaggio fondativo per raccontare la propria terra e le proprie tradizioni.
Ilya Kabakov (Dnipro, Ucraina, 1933 – New York, Stati Uniti, 2023)
Emilia Kabakov (Dnipro, Ucraina, 1945)

Antinori Art Project – Marchesi Antinori

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