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Antinori Art Project – Marchesi Antinori
Todi (PG)
Sulle colline di Collevalenza, nei pressi di Todi, la Tenuta Todini rappresenta un esempio di valorizzazione del territorio umbro, in cui la vocazione vitivinicola e la cultura dell'ospitalità si intrecciano storicamente con la tutela del paesaggio. Immersa in un ecosistema collinare dominato da vigneti, uliveti e boschi, l'azienda ha progressivamente ampliato il proprio raggio d'azione intellettuale, intendendo la terra non soltanto come spazio di produzione agricola, ma come luogo di elezione per la ricerca culturale e la sperimentazione artistica.
Sulle colline di Collevalenza, nei pressi di Todi, la Tenuta Todini rappresenta un esempio di valorizzazione del territorio umbro, in cui la vocazione vitivinicola e la cultura dell’ospitalità si intrecciano storicamente con la tutela del paesaggio. Immersa in un ecosistema collinare dominato da vigneti, uliveti e boschi, l’azienda ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione intellettuale, intendendo la terra non soltanto come spazio di produzione agricola, ma come luogo di elezione per la ricerca culturale e la sperimentazione artistica.
Nel maggio 2026, da un’idea di Olimpia Josi Todini e con il sostegno di Luisa Todini, si è aperto un nuovo capitolo con l’inaugurazione del Parco Sculture Todini, un museo a cielo aperto concepito come laboratorio permanente in continua evoluzione. Curato dallo storico e critico d’arte Massimo Mattioli – e nato con il sostegno della Fondazione Perugia, delle Acciaierie Arvedi AST e con il patrocinio del Comitato Nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi – il progetto si pone l’obiettivo di costituire una collezione site-specific d’arte contemporanea, chiamando artisti italiani e internazionali a dialogare direttamente con l’identità antropologica, la memoria e la morfologia del paesaggio tuderte.
Il lancio del Parco Sculture Todini ha visto la commissione permanente di due opere che declinano con sensibilità differenti il legame viscerale tra arte e paesaggio vitivinicolo. L’artista Matteo Attruia ha realizzato l’installazione VITE (2026), un intervento linguistico ed espositivo collocato all’ingresso della tenuta di fronte alle vigne. Attruia sfrutta la carica polisemica del termine del titolo per innescare un cortocircuito concettuale: la vite intesa come pianta simbolo della tradizione agricola ed enologica si fonde con le vite intese come pluralità delle esistenze umane, storiche e lavorative che abitano e trasformano il territorio.
Parallelamente, l’artista tuderte Silvia Ranchicchio ha presentato Tempus Mirabilis (2026), una monumentale scultura-architettura in acciaio che si sviluppa nello spazio aperto proponendosi come dispositivo per la misurazione poetica del tempo. L’opera dialoga con i ritmi biologici della natura e con la luce del paesaggio umbro, evocando il ciclo costante di trasformazione, attesa e rinascita che governa sia la terra sia la produzione del vino.
Attraverso il Parco Sculture Todini, il vigneto si riconfigura come un organismo vivo in cui la produzione di eccellenza e la ricerca plastica contemporanea si alimentano a vicenda. L’opera d’arte perde ogni carattere di astrattezza per farsi strumento critico di decodifica dell’ambiente, trasformando la Tenuta Todini in uno snodo culturale dove la memoria contadina e la riflessione visiva del XXI secolo convivono in armonica continuità.

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