Location

Antinori Art Project – Marchesi Antinori
San Clemente (RN)
Fondata nei primi anni Duemila sulle colline che congiungono l’entroterra riminese al mare, Tenuta Mara si distingue come punto di riferimento d’eccellenza nella produzione di vino biodinamico in Romagna. La tenuta si configura al contempo come un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui ogni ambiente esprime una coerente visione artistica, improntata all’eleganza, all’autenticità e a un profondo dialogo tra natura, arte e viticoltura.
Fondata nei primi anni Duemila sulle colline che congiungono l’entroterra riminese al mare, Tenuta Mara si distingue come punto di riferimento d’eccellenza nella produzione di vino biodinamico in Romagna. La tenuta si configura al contempo come un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui ogni ambiente esprime una coerente visione artistica, improntata all’eleganza, all’autenticità e a un profondo dialogo tra natura, arte e viticoltura.
Il progetto di Tenuta Mara nasce dalla visione di Giordano Emendatori, che scelse di valorizzare un territorio ancora poco definito dal punto di vista stilistico, ma naturalmente vocato alla viticoltura. Con la collaborazione determinante del vignaiolo Leonardo Pironi, responsabile di vigna e cantina sin dagli esordi, ha preso forma negli anni un modello produttivo vocato alla creazione di vini oggi simbolo della Romagna più autentica. Le vigne, situate a San Clemente, ai margini meridionali della provincia di Rimini, si estendono su trentacinque ettari di dolci colline lambite dal torrente Conca, in un contesto climatico mitigato dalle brezze del Mar Adriatico. Qui il Sangiovese trova un equilibrio ideale tra calore e sapidità, offrendo vini di rara eleganza e profonda identità territoriale. Oggi la tenuta è guidata da Elena Emendatori, la quale prosegue il percorso tracciato dal padre promuovendo un ambiente di lavoro creativo e fedele ai valori fondativi della bellezza e dell’innovazione.
Gli spazi di Tenuta Mara incarnano pienamente la sensibilità artistica della famiglia Emendatori, trasformando la cantina in un luogo dove il vino dialoga con l’arte in ogni sua forma. La tinaia, cuore pulsante della produzione, ospita sei grandi tini in cemento finemente decorati, a creare un ambiente suggestivo che unisce funzione e bellezza, visibile anche attraverso un’ampia parete vetrata. La bottaia si presenta come un vero e proprio tempio dedicato al Sangiovese, sorvegliato da due antichi guerrieri cinesi in terracotta risalenti alla dinastia Tang. Altri Custodi, realizzati da Matteo Pugliese, si impongono come protettori dei luoghi sacri della tenuta. Nella cantina, l’esperienza sensoriale è completata dai canti gregoriani che accompagnano giorno e notte l’affinamento del vino, conferendogli una dimensione quasi spirituale. A conclusione del percorso, la barricaia, finemente decorata con motivi di ispirazione bizantina, custodisce le barrique e i tonneaux dove il MaraMia matura lentamente.
La tenuta è sede anche di un’importante collezione artistica che si è formata nel corso degli anni grazie alle acquisizioni del fondatore.
All’esterno, numerose opere si integrano con il paesaggio naturale di Tenuta Mara, creando un dialogo tra arte e natura. Tra queste spiccano le sculture di Mauro Staccioli: Besana (1987), un arco rovesciato che esplora lo spazio con un segno tangibile e leggero; Ellisse (2008), una scultura che rimanda alla forma primordiale dell’ellissi e guida lo sguardo dello spettatore in un moto rotatorio ancestrale; e Seneffe (2014), composta da due cerchi concentrici che incorniciano il panorama come un diaframma fotografico.
Nel paesaggio collinare trovano posto anche Hermes di Giò Pomodoro e L’incontro (2003) di Piero Sbarluzzi, quest’ultima raffigurante due cavalieri che incrociano il loro sguardo mentre proseguono in direzioni opposte. Una simile tensione poetica anima Connubio (2016) di Roberta Luppi, dove forme astratte evocano due figure che si avvicinano, cristallizzando l’emozione dell’incontro.
Sull’orizzonte di San Clemente si erge Gambe in spalla (2007) di Roberto Barni, metafora dell’equilibrio precario dell’uomo contemporaneo, diviso tra alienazione e solidarietà. Completa il percorso esterno Pendolo 1 (2015) di Eduard Habicher, lama d’acciaio rossa che si libra nello spazio, sospesa tra gravità e leggerezza, in un dialogo poetico con la natura circostante.
Precede l’ingresso della tenuta Ikaria (1987) di Igor Mitoraj, figura femminile alata, priva della testa, che diventa emblema del passato mitologico e al contempo metafora del trascorrere del tempo, testimone della fragilità e della persistenza della bellezza.
All’interno, oltre alle opere contemporanee, la collezione custodisce anche tele ottocentesche di nature morte firmate da Franz Xaver Gruber, Johann Knapp, Johann Baptist Drechsler, Joseph Nigg, Franz Xaver Andreas Petter, Gerrit Johan van Leeuwen, Carl Franz Gruber e Franz Werner von Tamm, accanto a dipinti di soggetto mitologico come quelli di Ciro Ferri. Tra i pezzi più preziosi spicca una scultura lignea balinese dell’Ottocento raffigurante Rāma.
Nella sala da pranzo, il soffitto è dominato da Porca Miseria! (1994) di Ingo Maurer, un lampadario-scultura composto da una deflagrazione cristallizzata di piatti, tazze e posate in porcellana, sospese in un sorprendente equilibrio tra ironia e eleganza visionaria.
Nella sala della musica, dove vengono accolti i visitatori, si erge Torre a spirale II (1985) di Arnaldo Pomodoro, una struttura che ascende in segmenti circolari incisi da segni cuneiformi, simili a note di una partitura. Poco distante, Autoritratto (2015) di Bruno Catalano raffigura un corpo frammentato e sospeso, metafora del viandante ancora legato al passato e proteso verso il futuro.
Nella pinacoteca, la tensione dinamica di Kriya (2014) di Matteo Pugliese si traduce in una figura che emerge dalla parete in un gesto di liberazione e slancio vitale.
Nello stesso spazio, L’alveare di Mandeville (2015) di Marco Cingolani rilegge in chiave astratta la Favola delle api, mentre Senza titolo (2009) di Aldo Chaparro piega l’acciaio in un’apparente morbidezza materica. Le tele Blu e Rosso (1990) di Agostino Bonalumi esplorano la tridimensionalità pittorica, trasformando il colore in spazio sensoriale immersivo.
La collezione presenta due opere di Federico Uribe, artista colombiano che con Otono (2007-2008) e El girasol (2015), trasforma matite colorate in materia scultorea, creando opere ironiche e spensierate che imprimono nella memoria dell’osservatore un rimando all’infanzia.
In Matisse a Marrakech, Bruno Donzelli reinterpreta la figura di Icaro immersa nell’energia e nella vitalità di Rabat. Con Armonico CCXLIX (2015), Antonella Zazzera esplora le potenzialità espressive del metallo, trasformandolo in una materia apparentemente morbida e vellutata grazie alla rifrazione della luce, mentre Giovanni Lombardini con Rime (2015) cattura la luce in vibrazioni cromatiche orizzontali.
La collezione ospita anche opere figurative che costituiscono pregevoli omaggi a correnti pittoriche e grandi maestri: ne sono un esempio Jeune fille dans un pré de fleurs (2001) di Claude Fossoux, tributo all’Impressionismo, Omaggio a Lucio Fontana (2015) di Bonomo Faita, due terracotte dipinte con i celebri tagli verticali, e L’uomo con l’aquila (2014) di Billy Childish che rende omaggio a Segantini.
Gli spazi della Tenuta Mara ospitano ulteriori opere pittoriche, tra cui il dipinto Tempietti del genio volante di Giuliano Ghelli, nel quale architetture immaginarie sono circondate da oggetti volanti in uno stile ludico e fantasioso; La magia (2013) di Tmko Tawfek, evocazione delle atmosfere mediorientali; Figura e uva (2001) di Sandro Chia, che rappresenta un invito ai piaceri della vita; e le opere di Tony Palmisani, Cavallo, Onde, Mutazione e Bataclan, che trasformano un ricordo o un’emozione in un’esperienza visiva veicolata dalle vibrazioni del colore.
Oltre alla pittura, la collezione presenta anche il collage La generalessa (1973) di Enrico Baj, con le sue figure dissacranti e grottesche ispirate al mondo militare, e l’opera in plastica Dagli un titolo! (2001) di Alberto Biasi, che propone un gioco cromatico in continuo mutamento e liberamente interpretabile in base alla posizione dello spettatore.

Antinori Art Project – Marchesi Antinori

La Raia

Ca’ del Bosco

Castello di Ama

Ottella

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