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Antinori Art Project – Marchesi Antinori
Erbusco (BS)
Ca’ del Bosco nasce dall’intuizione di Annamaria Clementi Zanella che, nel 1964, acquistò due ettari della piccola “Ca’ del Bosc” a Erbusco (Brescia) come casa di villeggiatura. Quattro anni dopo (1968), grazie al contributo del fattore Antonio Gandossi, decise di piantare vigneti ad alta densità (diecimila ceppi per ettaro), all’epoca inediti in Italia, da cui nacquero il Pinot Bianco di Franciacorta nel 1972, il rosso nel 1975, e tra il 1976 e il 1978 i primi spumanti. Il giovanissimo figlio, Maurizio Zanella, grazie agli studi di agraria e ai viaggi tra Borgogna e Champagne, diede poi la svolta decisiva al territorio e alle sue produzioni avviando nel 1979 una collaborazione con lo chef de cave André Dubois. Nacque così il primo Franciacorta Pinot Millesimato, da cui emerse una nuova concezione territoriale ispirata alla regione dello Champagne. Fu così che, anche grazie all’aiuto della sorella Emanuela e di Maria Rosa e Guido Gandossi, figli del fattore Antonio Gandossi e tra i primi dipendenti dell’azienda agricola, Ca’ del Bosco si fece portavoce di una rinnovata regione vitivinicola distinguendosi per una ricerca non solo enologica, ma anche culturale.
Ca’ del Bosco nasce dall’intuizione di Annamaria Clementi Zanella che, nel 1964, acquistò due ettari della piccola “Ca’ del Bosc” a Erbusco (Brescia) come casa di villeggiatura. Quattro anni dopo (1968), grazie al contributo del fattore Antonio Gandossi, decise di piantare vigneti ad alta densità (diecimila ceppi per ettaro), all’epoca inediti in Italia, da cui nacquero il Pinot Bianco di Franciacorta nel 1972, il rosso nel 1975, e tra il 1976 e il 1978 i primi spumanti. Il giovanissimo figlio, Maurizio Zanella, grazie agli studi di agraria e ai viaggi tra Borgogna e Champagne, diede poi la svolta decisiva al territorio e alle sue produzioni avviando nel 1979 una collaborazione con lo chef de cave André Dubois. Nacque il primo Franciacorta Pinot Millesimato, da cui emerse una nuova concezione territoriale ispirata alla regione dello Champagne. Fu così che, anche grazie all’aiuto della sorella Emanuela e di Maria Rosa e Guido Gandossi, figli del fattore Antonio Gandossi e tra i primi dipendenti dell’azienda agricola, Ca’ del Bosco si fece portavoce di una rinnovata regione vitivinicola distinguendosi per una ricerca non solo enologica, ma anche culturale.
Dalla fine degli anni Ottanta, Ca’ del Bosco ha investito nell’arte con l’obiettivo di valorizzare sia il paesaggio circostante sia la cantina, quest’ultima rinnovata nel corso degli anni dallo Studio Falconi. Le commissioni artistiche sono spesso nate da incontri casuali con gli artisti/e, invitati a conoscere il territorio e a intervenire lasciando un segno visibile nei giardini e all’interno della cantina. L’identità del fondatore si riflette nella selezione delle opere e di artisti/e: egli paragona infatti l’arte alla produzione vitivinicola, poiché entrambe coinvolgono i sensi della vista, dell’olfatto e del gusto. Per questo motivo, artisti/e vengono accompagnati all’interno della struttura per osservare le fasi della produzione e gli spazi architettonici, elementi fondamentali per alimentare il connubio tra arte e vino.
La prima opera voluta da Maurizio Zanella – la più nota della collezione – è il Cancello Solare (1987) di Arnaldo Pomodoro, un vero e proprio cancello alto cinque metri, realizzato a partire da una scultura divisa in due semicerchi dorati che si uniscono richiamando il sole e la sua luce, imponendosi al visitatore all’ingresso della cantina.
Entrando nei giardini ci si trova dinanzi a sculture di vario genere. Mimetizzate nella natura sono le due colonne in acciaio Gravity and Untitled Column (2014) di Rado Kirov, mentre, in dialogo con il laghetto esterno, il visitatore incontra la scultura geometrica Elogio dell’Ombra (1994) di Bruno Romeda, ispirata a dei segni primitivi come incisioni tridimensionali. A seguire si incontrano opere monumentali come Eroi di Luce (1991) di Igor Mitoraj, una testa in marmo bianca tagliata orizzontalmente, Egg Concept (2014) di Spirito Costa, un uovo dalle volumetrie imponenti composto da seimila gusci d’uova veri e Sound of Marble (2021) di Tsuyoshi Tane, una scultura marmorea a forma floreale che, con il suo spessore sottile, crea un dialogo tra marmo, luce e suono. A presidio della cantina, in un’ampia porzione di giardino, si trovano i Blue Guardians (2010), una serie di lupi blu realizzati dal collettivo Cracking Art.
Il dialogo continua poi all’interno della cantina, dove sono esposte altre opere, come una sagoma in legno dipinto di Bruno Chersicla, Il Dioniso (1985), e la piccola scultura multimediale Zolla & Natura (2017) del duo Bertozzi & Casoni in una sala con camino, e Codice Genetico (1999), scultura dell’artista romana Rabarama decorata con un pattern a puzzle, disposta nella sala prestige.
Attraversando le zone di vinificazione, il visitatore è accolto da una serie di opere monumentali come Il Peso del Tempo Sospeso (2003) di Stefano Bombardieri – un rinoceronte in plastica, tenuto sospeso in aria da cavi attaccati al soffitto. Di seguito, proseguendo tra i fusti nella zona dedicata alla fermentazione, troviamo l’opera site-specific Water in Dripping (2016) di Zheng Lu, un’elegante installazione in acciaio che simula il movimento bloccato di un liquido – il vino – dopo un’esplosione.
Il percorso prosegue nella zona sotterranea delle barricaie, dove si trovano Il Testimone (2017) di Mimmo Paladino – una scultura in tufo di grande imponenza che assume il ruolo di custode e controllore – e Ludoscopio (2020), una sorta di pozzo di luce neon realizzato da Paolo Scirpa, enfatizzato della Cupola dei Sensi (2023) realizzata da André Guidot.
L’impegno di Ca’ del Bosco nella cultura si estende inoltre alla fotografia, vista come una testimonianza di vita e del rapporto che la produzione vinicola ha con l’arte. Spinto dal proprio interesse per questa forma espressiva, Maurizio Zanella invitò ad Erbusco diversi fotografi di fama internazionale – tra cui Flavio Bonetti, Franco Fontana, Georg Gerster, Ralph Gibson, Eikoh Hosoe, Mimmo Jodice, William Klein, Don McCullin, Helmut Newton, Ferdinando Scianna e Alice Springs (June Browne o June Newton) – chiamati a raccontare la terra e la produzione vitivinicola. Essi sono stati poi inclusi in una mostra curata da Davide Manfredi alla Triennale di Milano nel 2004, il quale selezionò centosettantuno fotografie che sono state successivamente raccolte nel volume 11 fotografi 1 vino.
Dal 2023 Ca’ del Bosco ha istituito, in collaborazione con Venetian Heritage, un Premio Scultura dedicato interamente ad artisti/e under 40, di cui Irene Coppola è stata la prima vincitrice. La sua opera Handandland (2024), oggi in collezione Ca’ del Bosco, è costituita da una scritta in neon che si struttura imitando la forma rampicante della vite. Il premio biennale è presieduto da una giuria composta da critici, curatori e direttori museali di fama internazionale. Per la prima edizione, i membri selezionati sono stati: Mario Codognato, Davide Dotti, Arturo Galansino, Pepi Marchetti Franchi, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Maria Luisa Frisa. La seconda edizione, che si concluderà nell’autunno 2026, ha visto l’inserimento nella giuria della curatrice Caroline Corbetta e della collezionista Lidia Berlingieri Leopardi al posto di Mario Codognato e di Maria Luisa Frisa.
Tra il 2022 e il 2023, ad accompagnare il Premio Scultura, Ca’ del Bosco ha collaborato inoltre con l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia al progetto Arte in Vigna, nel corso del quale sono stati installati ventitré totem in acciaio corten in diversi vigneti della Franciacorta. Ciascuna installazione presenta l’opera di uno studente dell’Accademia, invitato a sperimentare con tecniche e linguaggi artistici differenti: dalla pittura, alla scultura, alle tecnologie interattive e sonore.
Questo genere di progetti evidenzia il supporto costantemente offerto dalla cantina alla cultura artistica e la profonda connessione di questa visione con il territorio, valorizzato attraverso una peculiare attenzione ai temi della sostenibilità socioculturale e ambientale. Un impegno che nel 2025 è valso a Ca’ del Bosco l’inserimento ufficiale nella lista dei Grandi Giardini Italiani.

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