Location

Ca’ del Bosco
Barolo (CN)
Fondata nel 2011 da Sandra Vezza, L’’Astemia è una cantina situata a Barolo che coniuga l’arte della vinificazione con il design contemporaneo, offrendo un’esperienza di visita immersiva e sensoriale. Con circa trenta ettari di vigne tra Barolo e Monforte, L’’Astemia concentra la sua produzione sui vitigni autoctoni, in particolare il Nebbiolo, coltivato anche in prestigiose Menzioni Geografiche Aggiuntive come Cannubi, Terlo, Crosia e Sarmassa. Accanto a questa vocazione, l’azienda porta avanti sperimentazioni su varietà internazionali e, dal 2020, ha intrapreso un percorso di viticoltura biologica, inteso non solo come pratica agronomica, ma come scelta culturale orientata al rispetto del territorio e delle comunità locali.
Fondata nel 2011 da Sandra Vezza, L’’Astemia è una cantina situata a Barolo che coniuga l’arte della vinificazione con il design contemporaneo, offrendo un’esperienza di visita immersiva e sensoriale. Con circa trenta ettari di vigne tra Barolo e Monforte, L’’Astemia concentra la sua produzione sui vitigni autoctoni, in particolare il Nebbiolo, coltivato anche in prestigiose Menzioni Geografiche Aggiuntive come Cannubi, Terlo, Crosia e Sarmassa. Accanto a questa vocazione, l’azienda porta avanti sperimentazioni su varietà internazionali e, dal 2020, ha intrapreso un percorso di viticoltura biologica, inteso non solo come pratica agronomica, ma come scelta culturale orientata al rispetto del territorio e delle comunità locali.
La sede de L’’Astemia, rinnovata nel 2017 dall’architetto Gianni Arnaudo, si distingue per un linguaggio architettonico che unisce ironia, simbolismo e sperimentazione. L’edificio si presenta all’esterno come due grandi parallelepipedi disassati, evocazione delle cassette che contengono le bottiglie di vino. Questa scelta formale trasforma l’oggetto quotidiano e funzionale in un’icona territoriale, capace di affermarsi come segno riconoscibile nel paesaggio collinare. All’interno, la cantina coniuga suggestioni creative e tecnologie avanzate: l’intero processo produttivo è collocato nei livelli interrati, mentre i due piani fuori terra ospitano spazi di accoglienza, degustazione, esposizione e uffici amministrativi. L’impianto architettonico si configura così come una riflessione complessa sul mondo del vino, capace di unire aspetti concreti e allusioni simboliche, ironia e rigore funzionale.
Il nome stesso dell’architettura, L’’Astemia pentita, introduce un dispositivo narrativo che individua la cantina come personaggio contraddittorio: un’astemia che, pentendosi, accede al piacere del vino. Questa denominazione, lontana dai richiami consueti al territorio o al prestigio del Barolo, suggerisce una teatralità giocata sul paradosso e sulle contraddizioni verbali. L’architettura, dunque, non solo accoglie e custodisce il processo produttivo, ma si propone come discorso critico e simbolico, capace di rappresentare tanto la nobiltà del prodotto quanto la sua dimensione ironica e quotidiana.
Gli interni della cantina si presentano come un racconto in cui ogni elemento di design è chiamato a testimoniare una storia, intrecciando memoria, tradizione e immaginazione. Nella bottaia, la grande poltrona Mickey dei Sogni realizzata da Studio 65, si erge a simbolo del “trono del Barolo”, il re dei vini e delle Langhe, costituendo al tempo stesso un invito per il visitatore a riscoprire uno sguardo infantile. A questo oggetto si affianca la presenza di una televisione che trasmette immagini di Franco Audrito, creatore di Mickey dei Sogni e della celebre Bocca, la cui ricerca ha ispirato diversi dettagli dello spazio. All’ingresso della bottaia, sei divanetti Gufram a forma di grappolo d’uva offrono un omaggio diretto alla viticoltura e al territorio. La memoria della cascina che un tempo sorgeva dove ora si trova la cantina riaffiora in più elementi: il tavolo da gioco così come gli animali in legno della serie Sending Animals di Seletti ideati da Marcantonio Raimondi Malerba e le bottiglie antropomorfe a forma di uomo e donna costituiscono una celebrazione dei precedenti proprietari, i fratelli Teobaldo e Livia De Magistris.
Negli spazi della cantina si trovano altri pezzi storici di design perfettamente integrati tra botti e casse di vino, come il Divano Bocca di Studio 65, il Cactus di Guido Drocco e Franco Mello, la seduta Roxane di Michael Young, la sedia Leggera di Giò Ponti e le poltroncine Chignon disegnate da LucidiPevere per Gebrüder Thonet Vienna.
Il percorso prosegue negli spazi ipogei, dove ogni sala assume il ritmo simbolico delle stagioni. Nella zona di affinamento e invecchiamento, dedicata alla primavera, i muri dipinti con foglie verdi richiamano il risveglio delle viti, stagione in cui solitamente avviene l’imbottigliamento. Qui trova posto l’opera Non è una Nuvola di Samuel Di Blasi: una scultura che rievoca sogni dimenticati, offrendo loro una nuova possibilità di emergere. La leggerezza della nuvola diventa così immagine tangibile di desideri resilienti, capaci di resistere e riaffiorare, in un invito a guardare oltre l’immediato, con la curiosità propria dell’infanzia.
Il corridoio che collega la sala ipogea all’esterno è decorato come un paesaggio estivo, simbolo del tempo in cui il vino è pronto per essere gustato. Le decorazioni a parete, con i cappelli appesi, le panchine disposte ai lati dello spazio e la presenza del motocarro carico di cassette rosse, richiamano il riposo del vignaiolo, mentre la macchina Cloud di Gabriele Picco, arricchita da una scultura a forma di nuvola sul tettuccio, suggerisce l’idea di un viaggio leggero e onirico.
Infine, lo spazio esterno dedicato al carico e scarico presenta l’intervento pittorico di Corrado Odifreddi che ha raffigurato la collina nella sua condizione originaria, prima dell’impianto delle vigne. L’opera chiude simbolicamente il percorso, restituendo al visitatore l’immagine di una natura primigenia da cui tutto ha avuto inizio.

Ca’ del Bosco

Feudi di San Gregorio

Antinori Art Project – Marchesi Antinori

Ottella

Ceretto Aziende Vitivinicole

Masi